La soundtrack di Home.! (2/3)

Riproviamoci: Capitoli dal 4 al 7 del libro spiegati attraverso i titoli e canzoni!

Loreen – Sober


La prima canzone di questa seconda parte è il titolo del quarto capitolo. La canzone non è conosciutissima perché era un singolo uscito quasi senza promozione a Settembre dell’anno scorso di Loreen, che alcuni si ricorderanno per aver vinto l’Eurovision Song Contest quest’anno. Ok, se lo ricordano di più fuori Italia, ma ciò detto… Loreen. Sober. Il capitolo è il mio preferito dell’intero libro (strano: solitamente amo più i capitoli intorno al finale rispetto che quelli all’inizio. Oddio, ma questo ha un serio motivo), perché racconta cose che sono successe a me come ad un mio amico (che prego il signore non mi chieda mai i diritti – per quanto abbia già letto e approvato il libro) e credo sia il più frivolo e divertente dell’intero testo. Forse è anche l’idea che sta dietro al testo: ricordare quello che ci è successo un po’ a tutti per insegnarlo alle nuove generazioni – e insegnare che non c’è nulla di male nell’uscire con ragazzi e ci sono passate tantissime persone. “Tomorrow comes and we are sober”: alla fine, tutti pensiamo lucidamente a quello che ci ha fatto crescere.

 

Catalin Josan – Run Away

Per la serie: le cose che ricordi della tua gioventù. C’è stato un momento, in quegli inizi di carriera sentimentale, dove abbiamo deciso di scappare da noi stessi, da quello che ci sta intorno per poterci capire meglio e capire meglio cosa volevamo. Se penso alla mia esperienza, forse è capitato più volte di isolarmi e cambiare. E in effetti l’ultimissima volta è stata a Gennaio di quest’anno, mentre mi licenziavo, volavo verso Londra e davo gli ultimi esami pre-laurea.

 

Shakira – Men in this town

La domanda è: dove sono tutti gli uomini in questa città? Mi pare si capisca abbastanza facilmente che cosa rappresenta il capitolo. Forse l’intento di Shakira era mooooolto ironico (v. Post precedente), ma io credo di averlo inteso più seriamente: dove stanno gli uomini in città? E cosa succede quando li trovi?

 

Santa Claus is coming to town

Sì, alla fine sono poco originale anche io. E quindi ho scelto una canzone di Natale per delle scene natalizie. Lo giuro, non succederà più!

I testi delle canzoni.

Una cosa che mi sarebbe sempre piaciuta fare è scrivere testi musicali. Non lo so fare, saprei le basi e qualche regola ritmica, ma non credo di avere abbastanza creatività (o tempo) per farlo e migliorare. Siccome sembra io scelga argomenti totalmente a caso, vi spiego i collegamenti psicologici: oggi ho letto che Shakira è incinta. Allora ho ascoltato Shakira. E mentre l’ascoltavo ho DAVVERO ascoltato e rielaborato nella mia mente i testi.

Ok, dai, adesso andiamo tutti in giro per la città a urlare RABIOSA RABIOSA!

Magari sono io che non capisco Shakira: lei è poetessa. Oppure è lo standard della Colombia, ma ogni tanto tira fuori delle affermazioni che non vorresti aver mai sentito. Come “Fortunato che le mie tette sono piccole e modeste, così non le confondi con le montagne” o “Sto iniziando a sentirmi abusata come una macchina da caffè in un ufficio”. E le due bellissime canzoni (e una la troverete nella soundtrack di Home.) dove lei dice, da una parte, che si è trasferita a LA per incontrare bellissimi uomini e fare la Jolie della situazione, ma nessuno la vuole, e, dall’altra, che il suo ex sta andando a Parigi e gli augura che l’hotel puzzi e la gente lo tratti male.

Ma alla fine dovrei essere abituato: ascolto molti svedesi e hanno un gusto terribile nello scrivere testi – a volte. Negli anni ’70 dei poveretti (battendo gli ABBA-prima-che-si-chiamassero-ABBA in una competizione) andavano in giro cantando “sei l’estate, non dici mai no. Il tuo seno è come le rondini quando fanno il nido”. E l’anno scorso un ragazzino andava per paesi europei cantando “voglio diventare popolare, voglio diventare popolare, lo diventerò: popolare”.

(Provate a rileggere l’ultimo testo con serietà e freddezza. Non lo so, ma dietro ci deve essere un senso drammatico… che non riesco a cogliere.)

Alla fine mi sono reso conto che noi italiani non siamo da meno. Soprattutto se ascolti Tiziano Ferro. Che per capire mezzo testo devi avere sotto mano un testo di Freud, un frasario massonico e un paio di dadi a 20 facce per ricreare la composizione corretta della frase.

Ho deciso che da grande farò il paroliere. In Svezia. E ho deciso che la mia prima opera sarà “Sei l’estate e ancora non dici mai no”.

La soundtrack di Home.! (1/3)

Alla fine ho pubblicato la pagina su Facebook e ora stiamo iniziando a spammare come non ci fosse un domani. Non avrei mai pensato di ritrovarmi a chiedere alle persone di promuovere una mia pagina, ma la guerra va combattuta con tutte le armi possibili, no? Quindi già mi viene da ringraziare chi ha fornito il suo aiuto fino ad ora e mi verrà ancora più da ringraziare ci continuerà/arriverà prossimamente con altre munizioni.

Ok, oggi ho voglia di immagini di guerra. Sarà perché il treno era in ritardo, Cadorna FNM Triennale piena di gente e sto leggendo Mr. Gwyn di Baricco e non mi sta soddisfacendo come al solito, ma la giornata potrebbe diventare piena di divertimento e allegria – anche con questo cielo grigio che ispira più che altro l’arrivo dell’apocalisse.

Quindi, spezzandola in tre parti, ieri ho deciso di presentare la “Soundtrack” di Home..

È stata una decisione presa dopo che mi sono reso conto che non ho parlato molto del libro e che, a leggerlo, ci sono tante cose che potrei dire, ma che non saprei come riassumere. E, guardandolo bene bene, mi sono reso conto che per spiegarne la struttura posso fare riferimento ai titoli dei capitoli che – colpo di scena (circa) – sono testi di canzoni che la maggior parte del mondo non conosce.

Quindi. Iniziamo.

Måns Zelmerlöw – Home

Diciamo che la title track viene da quello che definirei “il primo cantante che mi ha rovinato e fatto ascoltare musica svedese”. In effetti ci sono tante storie dietro a questo omino e queste canzoni… ma rimanderò a tempo debito, quando avrò voglia di raccontare le appassionanti avventure tra me e Erika, l’altra metà del mio cervello. La canzone è abbastanza esplicativa di quello che è il libro: I don’t wanna stay here anymore, I just got to get home. E il tema principale di un libro che si chiama Home. è proprio la ricerca di casa (wow, originale!)

Ola – Let it hit you

Il primo capitolo si intitola “Let it hit you like wo-o-oh”. Che è un po’ quello che succede: dall’anteprima sul sito (che trovate qui, come nella pagina i miei libri o qui di fianco nel menu), potete capire come il titolo non fu mai più azzeccato. Ma come consiglia Ola: qualsiasi cosa ti succeda nella vita, lasciatela scivolare addosso come pioggia – anche se ovviamente, a volte, i risultati non sono come aspettati. Quindi: Daniel, il nostro prode eroe, viene colpito da questa intuizione geniale sulla sua sessualità e, come in ogni libro che si rispetti, inizia il cammino.

Monrose – Hot Summer

Il titolo era molto ironico e meno ammiccante rispetto a quello della canzone. Dopotutto: tre ragazze svestite che cantano che sarà un’estate focosa… ma il mio intento in questo capitolo era di raccontare quello che stava succedendo durante l’estate. Ma l’ho fatto attraverso altri personaggi. Il risultato è stato uno scambio tra persone. Uno scambio virtuale. Che ha portato ad una caldissima estate di cambiamenti.

The Veronicas – Revenge is Sweeter (than you ever were)

La canzone delle Veronicas è stata scritta da una delle due del gruppo per raccontare come un ex stesse facendo un doppio gioco. E la vendetta è sempre dolce, più dolce dell’ex. Se dovessi dire a cosa si riferisce, diciamo che durante la vita di una persona la gente che fa autoanalisi, ad un certo punto, riesce a riconoscere i propri limiti e usarli come forza contro chi ha provocato dolore. Ecco, il senso del capitolo è questo. Il nuovo inizio, se vogliamo dirla tutta!

(Ora mi rendo conto che queste anteprime sono difficilissime. Alla prossima, cercando di non spoilerare l’intero libro!)

Grande Lucio!

Questa mattina, guardando Facebook, la pagina di Panorama mi ha ricordato che quattordici anni fa se ne andava Battisti.

Quindi oggi dobbiamo celebrare anche questa persona – più che un blog di un autore sta diventando il calendario degli anniversari, quindi devo spiegarne il motivo.

Sono cresciuto con Battisti. Ovviamente avevo otto anni quando è morto e le grandi canzoni sono uscite circa quindici anni prima che io nascessi, ma molti (oddio, tutte le volte che l’ho detto le persone mi hanno guardato con uno sguardo sorpreso, tipo: quante nuove informazioni mi stai dando!) sanno che Battisti è stato il cantante della Brianza.

Forse lui non voleva esserlo – tanto che in “Una giornata uggiosa” la chiama “velenosa” – ma noi ci siamo affezionati a lui e all’averlo intorno, quindi sarebbe brutto non ringraziarlo in questo giorno per le canzoni che ha dato alla musica italiana.

Comunque: per farvi capire quanto è importante Battisti in zona, vi presenterò due indici. Uno: il corso di musica delle superiori di mia sorella, due: il karaoke del paese.

Il primo è molto semplice. Alle superiori, mia sorella ha dovuto fare due anni di musica, dove il professore ha insegnato a tutti a suonare “La canzone del sole” con la chitarra acustica. Risultati pessimi, molte volte, ma insomma.

Secondo: quando ancora abitavo dall’altra parte della Brianza, nel vero cuore pulsante, a Luglio avevamo la festa del paese. Un anno, ci eravamo presentati in mille ad organizzare tale festa. E litigando con chiunque è diventata una cosa carina, che ha anche attirato gente – ma poi abbiamo evitato di continuare, visto che i precedenti organizzatori preferivano invitare l’amica che suona liscio piuttosto che un paio di tribute band di quelle che fanno schifo, ma tirano dentro pubblico – e abbiamo anche introdotto il Karaoke.

Mia madre è finita in giuria (?) e tra le varie scelte Battisti era onnipresente.

La miglior presentazione del Sacro Cantautore è stata data, però, dalla possibilmente miglior amica di mia madre: sbiascicando, ridendo, rossa in volto, quasi finendo sotto il palco e concludendo con un GRANDE LUCIO!

Ecco, sì. Non ha vinto ovviamente. Ma riutilizzerei le sue parole oggi: GRANDE LUCIO!

Spice up your life!

La prima cosa che mi è stato chiesto di fare nel mio posto di lavoro è stato scrivere una mini biografia.

Mi sono messo lì e come tutti, davanti a sfide improbe quali queste, mi sono messo a pensare: che cosa sono? Che cosa faccio? Sono nato negli anni ’90. Li ho visti tutti eh! E poi mi piace la Svezia. E vengo da una terra di nessuno chiamata Brianza.

Il brutto dei titoli è che anticipano: quindi, da quanto preannunciato dal titolo di questo post, qui si parlerà di Spice Girls.

Le Spice Girls l’altra sera alla chiusura delle Olimpiadi. Vedere tre ore di spettacolo solo per loro: provante, ma fantastico.

Ad un certo punto, durante “l’ora di spettacolo musicale” – i commentatori RAI hanno sempre problemi col capire quello che succede durante gli eventi, quindi: perché mettere un commentatore sportivo ad uno spettacolo? Mettete un commentatore di eventi e dategli qualche informazione di base sullo sport – sono apparse loro cinque, belle come non mai e dal vivo – al contrario di altri.

Hanno cantato Wannabe, hanno cantato Spice up your life, erano vestite bene, si sono fatte vari giri di pista su dei black cabs (che, ad un certo punto, andavano troppo veloce, tanto che Mel C aveva problemi di stabilità che non vi dico) e poi sono state inghiottite da questa festa della britannicità che aveva un po’ quel modo di fare da “belli miei, vedete come ce la spassiamo in Europa? Provate ad essere così classy, ma allo stesso tempo trasgressivi a Rio nel 2016!”.

Questa mattina ho sentito mia madre. Ha visto a pezzi la cerimonia, ma stava guardando una cosa sul quattro “e sai che quando un thriller lo devo finire per forza anche se mi fa schifo!” e così se le è perse, ma quando le ho detto “c’erano le Spice” si è risvegliata ed era tutta gioiosa come se fossimo tornati indietro di quindici anni.

Alla fine devo molto a quelle cinque sgallettate: musica allegra, molto catchy, inglese; ingredienti che mi hanno fatto appassionare a loro – e al pop, ma questa sarà una lunga storia – e che mi hanno accompagnato per tutte le elementari (circa. Hanno avuto l’ottima idea di perdere Geri nel 1998 e di pubblicare il terzo album nel 2000 – per quell’anno però ero quasi alle medie, se non ho calcolato male).

E alla fine con loro ho iniziato a imparare l’inglese – che è poi diventato il cavallo di battaglia del mio CV.

Ed è stato bello ritrovarsi indietro di quindici anni, ancora contenti per della musica, ancora con quella voglia di sognare e ridere… ma sono passati quindici anni, giustamente. E ci siamo abituati ad una nuova vita.