b-Io

Matt.

Le leggende dicono che quando ero alla scuola materna, un giorno, le maestre si complimentarono con mia madre per gli esercizi di scrittura che stava impartendo al figlio.

La risposta di mia mamma è stata “Eh!”, perché di esercizi di scrittura non ne stava impartendo e io stavo facendo tutto da solo.

Questa storia mi è stata raccontata quando avevo ormai quasi vent’anni, prima per mia madre sembrava un aspetto divertente e non così significativo della mia avventura scolastica.

 

This is Brianzaaaaaah!

In giallo: quello che per me (e molti altri – non fatevi ingannare dai farabutti!) è la Brianza. All’interno del bordo rosso la Vera Brianza, quella di una volta. Tipo del Mulino Bianco.

Sono nato nel glorioso 1990 in uno dei tanti paesi sperduti in Brianza, quella zona che nell’ottocento vedeva la vita solo quando i nobili venivano in campagna a fare le vacanze e che ora vede la vita solo nel weekend del Gran Premio.

Io, la Brianza l’ho così tanto odiata, amata, schifata, idolatrata e vissuta che mi sono trasferito in un altro paesino sperduto della Brianza, con un quinto degli abitanti e sul confine con la provincia di Bergamo.

Quando avevo tredici anni sono stato messo davanti alla tipica scelta che ti rovina la vita: dove andare alle superiori. Ho commesso l’errore più grande studiando per anni Informatica (capendoci molto, ma sfruttandola ben poco), ma ho avuto abbastanza esperienze positive per voler rifare tutto il percorso (ore di lezione escluse).

In quella piccola (circa. 1000 studenti) scuola di provincia ho incontrato di tutto: a partire da una professoressa un po’ ansiosa, ma molto interessata, che mi ha detto che scrivere sarebbe stata la mia strada.

Poi ho conosciuto praticanti dell’amore libero (studenti e professori), praticanti dell’arte circense (studenti – ma li ho snobbati subito), artisti e artistoidi (studenti, professori e operatori scolastici) e tantissimi arroganti (più professori che altro, direi) e, mentre crescevo, descrivevo le sensazioni che si provavano a vivere in un ambiente senza vere etichette o senza regole.

Due scuole a confronto

I loghi della mia istruzione superiore. Giuro che Villa Greppi era seria, nonostante il logo!

Se dovessi pensare a cosa mi ha portato a studiare susseguentemente comunicazione, inizierei con elencare la mia prematura esperienza lavorativa come organizzatore di congressi medici. Ho imparato molte cose e nella stessa azienda ci ho lavorato tre volte (a distanza di anni una dall’altra) per un totale di un anno e mezzo. Ma ciò che conta è essere uscito da lì con un bagaglio lavorativo così importante che, agli appuntamenti, ho sempre così tante stupidaggine da raccontare che non riesco mai a far morire la conversazione.

Ad un certo punto ho fatto da web content editor e da web marketing qualcosa, ma sono riuscito a sfuggire dalle etichette di certi lavori non così appaganti e mi sono laureato: una volta parlando di Lady Gaga, un’altra parlando dell’Eurovision Song Contest.

Attualmente sto diventando un orso – ovvero lavoro sui Social Media e certi utenti di Facebook ti fanno capire quanto il piacere di leggere un libro che provavi anni fa ora possa essere ancora più amplificato dall’idea che c’è gente che perde tempo anche a commentarti foto del Tarlo Asiatico che in Lombardia stanno cercando di uccidere da una decina d’anni.


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