Iron Sky

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Roman Road è una strada circa dritta di due chilometri, a volte curva involontariamente, a volte corre la sua strada, diramandosi in tanti piccoli vicoli. Le strade a Londra sono un po’ così, come disegnate con una penna su un foglio senza righello.

A metà, perpendicolare e tagliente, passa il Regent’s Canal: se uno volesse potrebbe attraversare la città navigando il canale e arrivare a Paddington, dall’altra parte della città.

In due mesi qui ho imparato che Londra non è una città. Forse lo sapevo già, forse lo sospettavo solamente, ma insomma: Londra è una somma di piccoli villaggi, di quartieri caratteristici e di luoghi immortali, sotto ad un cielo sorprendentemente brillante quando sereno e spaventosamente d’acciaio quando nuvoloso.

C’è Aldgate e la sua comunità del Bangladesh, c’è Mile End universitaria e più rilassata, c’è Bethnal Green da poco ritornata in auge, c’è Shoreditch con i suoi hipster – tutti insieme a creare un est della città creativo e inusuale.

E ci sono le case di Sloane Square, ricche e piene di ornamenti. I negozi di lusso di Knightsbridge, il lunghissimo The Mall davanti a Buckingham Palace, coperto di bandiere, nel simbolo più solenne dell’impero.

È una vita che spaventa, poiché costosa, frenetica, sempre sveglia. È una vita piena di gioie: perché c’è tempo, ci sono opportunità e c’è un futuro – basta giocarselo.

Ci sono sacrifici da fare. È una vita costosa, ma quando si impegna dà dei frutti così succosi che non riesci a smettere.

Ci sono cose da vedere. E non vorresti mai andare a dormire perché c’è sempre un bar aperto, un negozio di bagel, un bus che ti porta da qualche parte.

Ci sono io. Che ormai guardo questa città come casa. Che mi addormento di notte sperando di svegliarmi ancora qui, ancora con i miei sogni, ancora con la voglia di fare e di scoprire – che un’emozione del genere non la provavo da anni.

E c’è un futuro. Sempre immerso nell’oscurità di quello che potrebbe succedere. C’è un futuro di teatri, di arte, di concerti, di parchi e di serate a bere vodka e giornate a ragionare di politica, economia e arte, con persone che hanno voglia di mettersi in gioco, a qualsiasi età.

E intanto aspetto, pregando tutto questo non se ne vada.