2015.

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Dal divano di casa si vedono chilometri e chilometri di paesaggio. In fondo ci sono le montagne. Nelle giornate belle si vede fino al Monte Rosa, ma non me ne intendo: io in montagna non ci vado mai. Eppure non riesco a vivere senza questo sfondo: ti siedi sul divano, senza pensare, e le guardi, lontane. Più secondi passano e più ti rendi conto che quel piccolo schizzo sullo sfondo non è altro che un blocco di roccia alto 2532 volte te.

E ieri c’era la giusta luce per sedersi e godersi il momento: c’è ancora un po’ di neve sui tetti delle case, i parcheggi sono vuoti e i campi silenziosi. Dopotutto ieri era il primo giorno dell’anno. E se hai un secondo di calma, durante i festeggiamenti, e ultimamente senti spesso la tua vita cambiare, ti rendi conto davvero che è il primo giorno di un nuovo ciclo.

Oggi ho letto un pezzo sulla ricostruttività della nostra mente. A volte aggiungiamo dettagli e ci convinciamo di cose non veramente successe, perché ci rendiamo conto solo in ritardo dell’importanza di certi dettagli che trascuriamo. E così, quando andiamo a raccontare, creiamo scene rubando dettagli qui e là. È una cosa così potente, la mente.

È una cosa così spaventosa, la mente.

Io cerco sempre di imparare più dettagli possibili, perché ho paura di dimenticare, di lasciare andare. È una forma di mania, di ossessione. È un tic non visibile che scatta nella testa di chi, come me, vuole vivere i ricordi nelle loro sensazioni e non attraverso fotografie.

Se chiudo gli occhi e ripenso a ieri vedo il mio divano e le montagne. E sullo stesso divano, di fianco a me, una parola, che ho sempre avuto paura di pronunciare: speranza. Ci ho scritto un post, addirittura, due anni e mezzo fa.

È una cattiva consigliera la speranza: ti fa credere che il mondo ti aiuterà. Arriva poi l’esperienza a ricordarti che ti stavano solo prendendo in giro e lentamente impari di lasciar perdere la voglia di futuro. E inizi a vedere il capodanno come un giorno qualunque: è tutto un continuo.

Per una volta vorrei che questa giornata significasse davvero qualcosa. Per la prima volta, la speranza non mi è apparsa così oscura. Mi ha guardato e ho lasciato perdere i miei preconcetti. Perché per un anno vorrei sperare nell’ultimo tassello mancante della mia vita.

Sul divano ho deciso di non cambiare niente per il 2015. Mi sento, per una volta, soddisfatto di quello che ho fatto e imparato. Ho stretto la mano alla speranza e ho cercato di sorridere, di comunicare in silenzio: mi vedi?

E ho sorriso perché abbiamo un anno davanti. Ho sorriso perché voglio vederti vincere le tue paure e i tuoi dolori – con il mio aiuto. Ho sorriso perché c’è tanta strada da fare – e le mie gambe sono già stanche e hanno bisogno di aiuto.

Ho sorriso perché è un giorno nuovo. E anche se ci saranno altre mille difficoltà, ho sentito che ci sarai. Anche non per sempre, ma ci sarai.

E fa tanta paura: è come aver tra le mani un cristallo. E nella mia vita non credo di aver mai visto qualcosa di così bello e così fragile allo stesso tempo.