La signora Dalloway.

Virginia_Woolf

La signora Dalloway disse che i fiori li avrebbe comprati lei. Perché Lucy di lavoro ne aveva già abbastanza. Le porte andavano levate dai cardini; gli uomini di Rumpelmayer sarebbero arrivati a momenti. E poi, pensò Clarissa Dalloway, che mattina – fresca, come elargita a dei bambini su una spiaggia.

Dopo le grandi Olimpiadi e il giubileo di Diamante, Londra sembrava aver accettato la sua anima di città mai finita, con quelle semplici transenne di plastica ai lati delle strade e i cartelli, fotografati dai turisti, come se fossero reliquie di una cattedrale importante.

La città in una mattina di giugno risuonava di fervente attesa: c’erano commissioni da portare avanti, lavori da terminare e serate da organizzare. Il calore delle prime giornate estive incitava i ragazzi a stare fuori più a lungo, vivendo fino in fondo la giornata.

Clarissa si gettò in Old Bond Street lasciando fluttuare il suo vestito lungo, dalla stampa floreale. Una mattina così fresca che non poteva non essere celebrata con un tessuto colorato e una passeggiata tra i negozi, cercando gli ultimi accorgimenti per il party della serata. Sentiva le macchine sfrecciarle di fianco, indifferenti, ma non le soffriva: c’era una vita da vivere, c’era una città da assaporare.

Preferiva essere lei ad occuparsi dei dettagli, per ricordare ai suoi ospiti la sua presenza. Preferiva dare il suo ultimo tocco, come i fiori, per raccontare una storia lunga vent’anni. Richard sarebbe arrivato a casa alle sei e mezza, indispettito dal traffico come sempre, e lei gli avrebbe fatto trovare una casa già arredata a festa, ricordandogli di darsi solo una rassettata che tutto sarebbe andato bene.

Continuò a camminare verso SoHo, tenendosi lontana da Green Park e dagli amanti della corsa che ad ogni ora si sentivano indispettiti dalla presenza di altre persone. Quale calma! Quale tranquillità! Uscire di casa dopo l’orario di punta le regalava sempre un aspetto della città segreto ai più. E non riusciva a far altro che camminare per le vie meno conosciute, lontana da quei turisti invadenti, pensando che quella città – la città della sua infanzia, della sua adolescenza, dei suoi primi amore – le stesse fuggendo di mano, stesse scappando lontana dai suoi ricordi.

Avrebbe scelto i fiori lei stessa, stando attenta, come gli altri non facevano, alle piccole imperfezioni dei petali. Non si poteva scappare davanti alla bellezza, non si doveva scappare davanti alla bellezza. E tutte quelle persone che correvano per risparmiare attimi preziosi, intanto si perdevano la mattinata fresca, l’aria morbida e il sole ancora non troppo caldo di una giornata di giugno a Londra.

(Sono tornato a leggere Mrs Dalloway in versione originale. E volevo sperimentare un po’.)

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