Ho voglia di tornare (da te).

Ho voglia di tornare da te, anche se mi porto un grande dubbio dentro. La serata si fa buio presto a nord, ed è così silenziosa che fa paura. Il traffico ha fretta, le macchine hanno bisogno di tornare a casa e riposare prima della nuova settimana. E io voglio ripartire – ma non voglio ripartire.

Ho voglia di tornare da te – e non l’avrei mai detto. Non perché non pensavo avrei mai provato questo sentimento, ma perché non pensavo di poterlo provare ora e di poterlo provare anche solo per due giorni lontano da casa.

Ho voglia di tornare da te. E da quelle braccia. E quelle spalle. Che non hanno nulla di troppo particolare, se non essere tue. E fa ancora più strano, perché non molto fa non ne avevo assolutamente bisogno – e si andava avanti così.

Ho voglia di tornare da te. E vorrei dirtelo, ma preferisco rimanere nel dubbio e lo scrivo qui, che forse non leggerai. Ed è più comodo per me perché non so comportarmi e non so cosa fare del mio futuro. O del nostro futuro. Anche se è troppo presto per dire questa parola – ed è troppo tardi per fingere che non ci sia nulla.

Ho voglia di tornare da te. Perché ti voglio abbracciare e raccontare di questo weekend pazzo, ma ci sono troppi chilometri e troppe ore da aspettare.

Ho voglia di tornare da te. Si era capito?

Stay with me.

Post da leggere ascoltando Stay with me di Sam Smith:

Ha smesso di piovere su di noi, anche perché non ne potevamo più. È bello rimanere dietro le porte delle nostre case a sentire le gocce cadere e cadere, ma è anche bello uscire a respirare.

Il cielo era di un nero scintillante questa sera, ho guardato la Madonnina splendere di luce propria, stagliata contro uno sfondo irreale e ho lasciato andare tutto, ho lasciato andare le paure e le preoccupazioni.

Non ho più paura di perdere tempo. Non sono cambiato, eppure mentre parlo non controllo l’ora, non conto quanti secondi potrei risparmiare se non passassi dal centro, non analizzo la situazione così razionalmente come avrei fatto qualche settimana fa.

Mi siedo e respiro. Perché ci sono cose più importanti, nella vita, del tempo e del denaro. E non metto in dubbio – anzi, sono certo, – che le cose sarebbero più semplici se ci coprissero d’oro e ci regalassero tutto il tempo della terra. Eppure non si può, ma non riesco a lamentarmene.

Non mi giro a guardarti spesso, perché voglio mantenere un certo tono che ho costruito intorno a me, come un personaggio di una grande saga. Ma lo sai meglio di me: certi personaggi nascondono dentro così tante sorprese che puoi solo tirare a indovinare.

Se prima non sentivo il freddo, figurati ora. E non riesco a trattenere il sorriso guardando Milano illuminata, che se saltasse la corrente qui saremmo in un mondo buio e senza stelle. Eppure in certi momenti ti rendi conto più facilmente della bellezza, quando guardi i marmi e i mattoni che stanno lì da così tanto, ma così tanto che non riusciresti ad immaginarlo, pur sapendolo quantificare.

Forse hanno ragione a dire che quando raschi il fondo, forse c’è solo da risalire. Ed è così bizzarra la vita che ti fa rimanere per settimane, per mesi sofferente, negandoti il supporto che ti serve, per poi affondare l’ultimo colpo e subito dopo, come per magia, farti risorgere.

E noi siamo scemi, perché continuiamo a farci prendere in giro da una prostituta che sa tutti i trucchi del mestiere. E la perdoniamo per l’infedeltà, perché vorremmo essere il suo unico cliente, e invece siamo in tanti e soffriamo tutti, perché non c’è altro da fare.

Ma a volte basta alzare gli occhi al cielo. Perché il nero non è solo il colore della fine, ma anche dell’ignoto. E siamo troppo curiosi per fermarci davanti al buio – dopotutto abbiamo scoperto il fuoco e la corrente e abbiamo inventato dei candelabri così complicati che ormai è come se il giorno non finisse mai, nelle nostre case.

E ha smesso di piovere, ma io dietro quelle porte ci tornerei di nuovo, ad assaggiare il silenzio e la calma della sospensione di giudizio. Ad assaggiare di nuovo la tranquillità.

Equilibrio.

Mi sono guardato riflesso nel finestrino del treno, ieri sera. Per tutto il viaggio, con il pensiero fisso di aver perso le chiavi di casa, con l’ansia di dover fare chilometri per recuperarne una copia e la stanchezza di una giornata in giro, quando forse avrei dovuto preferire una giornata di assoluto riposo.

Mi guardavo attentamente, per capire che cosa era cambiato – se qualcosa lo era veramente. Ho guardato le occhiaie, ho guardato i segni intorno al naso, sulla fronte… non sono pesanti, ma ci sono, li puoi vedere facilmente, sono lì. E se sono lì è perché qualcosa li ha causati.

È stata una settimana strana, di grande cambiamento. Un’esperienza finisce, un’altra inizia, una persona se ne va, una arriva. E io in quest’istante vorrei solo staccare il cervello e lasciare andare.

Sono riuscito finalmente a vedere un concerto che rimandavo da anni. È stata una sorpresa, sentirsi liberi e trovarsi bene con tanta gente intorno. I posti affollati solitamente non fanno per me, ma a volte c’è bisogno di confermare di non essere gli unici al mondo.

È stata una settimana strana e sarà una settimana strana, ne sono già certo. Ma non è l’essere strano che spaventa – ormai ne sono abituato – è la mutabilità della situazione che a volte lascia senza parole.

Le persone sanno fare male, ma le persone sanno anche fare bene. E a volte, quello di cui ha bisogno il mondo, è equilibrio.

Il sole è tramontato di già ed è ora di accendere la luce, per far più chiarezza. E andremo a dormire pensierosi. Basta una settimana a cambiarci, a farci cambiare prospettiva.

Ma ora godiamoci questo silenzio, le parole aspetteranno domani.