La domenica sera.

Il sole è già sparito da qualche ora dal cielo e la casa, la strada, la città è tornata silenziosa. L’armadio si chiude dopo aver riposto i vestiti stirati, la borsa si chiude pronta per il giorno seguente, la domenica sera è come il prologo di una grande avventura.

Le cose sono cambiate e dopo la tempesta il mare è tornato calmo, ma lo sappiamo tutti che lo sarà ancora per poco, che la luna è ciclica e la marea si alza e si abbassa, ritmicamente, come il respiro.

Io ho sempre riposto la mia fiducia nel silenzio, o comunque in quel rumore ambientale fatto del motore del frigorifero e dell’ascensore che ogni tanto si attiva e che ti fa capire di essere ancora vivo, ancora abbastanza per poter pensare.

Ma la domenica sera è il momento in cui i prodi si preparano per partire in guerra. È il momento in cui le muse si preparano a cantare le gesta degli eroi, che affilano le armi, che si coprono le ferite e che pregano i loro dei di tornare a casa sani e forti dai propri amati.

E se a volte c’è solo la certezza di un noioso inizio, altre volte ci si siede sul letto, con sguardo trasognato, pensando alla giornata che verrà e si ha paura, perché fuori dalla porta c’è un’infinità di possibili scenari e che non riuscirai a controllare fin da subito.

E senti quanto si è piccoli e quanto poco cambia stando al mondo.