The Bling Ring.

Io arrivo sempre in ritardo sui film, quindi fate finta che sia il 2013 e questa sia una critica puntuale di qualcosa di appena uscito. Non lo è, ma insomma, mi ci vuole un attimo a macinare!

emma-watson-wallpaper-1050x700Ieri sera ho portato ad un nuovo livello la mia passione per Emma Watson, che amo e reputo la futura Meryl Streep – sapesse giocarsi le carte bene. Ha dimostrato di poter interpretare tanti ruoli diversi e di saper portare qualcosa in più ai personaggi, ma allo stesso tempo è rimasta se stessa: una ragazzina studiosa, appena laureata alla Brown, che è catapultata nel mondo di Harry Potter da troppo giovane, ma che è riuscita a districarsi bene. E ora è anche ambasciatrice per le nazioni unite in fatto di donne e generi.

Detto questo. Nel 2013 ha preso parte in The Bling Ring. La proposizione cinematografica diretta da Sofia Coppola di eventi di attualità. Bling Ring era il circolo di giovani californiani che, per noia e amore per la fama, hanno iniziato a derubare case di famosi prima di venir arrestati. I nomi sono abbastanza grossi: Paris Hilton, Orlando Bloom, Megan Fox, Lindsay Lohan… e i bottini infatti sono abbastanza tanto ghiotti.

blingCome in ogni storia di crimine organizzato c’è un capo banda: Rebecca. Rebecca è ossessionata dalla fama, dalla TV, dalle star del cinema moderno e vuole essere come loro. Ma ci sono cose che certe star si possono permettere e i comuni normali no: vestiti firmati, gioielli, stanze dedicate solo alle feste…

L’idea che hanno i ragazzi è molto semplice. Ed è facilitata dalla poca sicurezza intorno ai luoghi del misfatto: controllano dove sono le abitazioni dei più famosi di Hollywood e controllano i giorni in cui si trovano a party ed eventi lontani dalla California. Il gioco inizia con casa di Paris Hilton. Una prima volta così per divertirsi e poi una seconda volta con tutta la banda al completo.

Da Paris Hilton si va avanti di famoso in famoso, finché il gruppo non viene beccato e processato. C’è una morale dietro il film? Sì, ovviamente. Ma c’è soprattutto una paura per la nuova generazione, soprattutto americana: al primo posto, tra i problemi anche dei genitori, c’è l’interesse e il bisogno di essere famosi e riconosciuti. Il film si chiude con tanto di intervista e rimando ad un sito dettagliato con tutto quello che è successo e succede nella gloriosa vita di Nicki, una delle amiche di Rebecca.

E la cosa che fa più paura non è l’esagerazione di questa situazione, è il sapere che nasce tutto da un incidente reale, da ragazzi che sono così ossessionati dai personaggi famosi da permettersi di entrare in casa di sconosciuti, rubare vestiti e gioielli e mostrarli a tutti i compagni per alzarsi sopra la mediocrità della propria situazione sociale.