Equilibrio.

Mi sono guardato riflesso nel finestrino del treno, ieri sera. Per tutto il viaggio, con il pensiero fisso di aver perso le chiavi di casa, con l’ansia di dover fare chilometri per recuperarne una copia e la stanchezza di una giornata in giro, quando forse avrei dovuto preferire una giornata di assoluto riposo.

Mi guardavo attentamente, per capire che cosa era cambiato – se qualcosa lo era veramente. Ho guardato le occhiaie, ho guardato i segni intorno al naso, sulla fronte… non sono pesanti, ma ci sono, li puoi vedere facilmente, sono lì. E se sono lì è perché qualcosa li ha causati.

È stata una settimana strana, di grande cambiamento. Un’esperienza finisce, un’altra inizia, una persona se ne va, una arriva. E io in quest’istante vorrei solo staccare il cervello e lasciare andare.

Sono riuscito finalmente a vedere un concerto che rimandavo da anni. È stata una sorpresa, sentirsi liberi e trovarsi bene con tanta gente intorno. I posti affollati solitamente non fanno per me, ma a volte c’è bisogno di confermare di non essere gli unici al mondo.

È stata una settimana strana e sarà una settimana strana, ne sono già certo. Ma non è l’essere strano che spaventa – ormai ne sono abituato – è la mutabilità della situazione che a volte lascia senza parole.

Le persone sanno fare male, ma le persone sanno anche fare bene. E a volte, quello di cui ha bisogno il mondo, è equilibrio.

Il sole è tramontato di già ed è ora di accendere la luce, per far più chiarezza. E andremo a dormire pensierosi. Basta una settimana a cambiarci, a farci cambiare prospettiva.

Ma ora godiamoci questo silenzio, le parole aspetteranno domani.

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