Elogio della solitudine.

Sembra quasi una maledizione a cui non si riesce a sfuggire. Sembra quasi un atto di sfregio verso la società. Sembriamo sempre colpevoli quando ci capita di stare soli. Ci ho messo un attimo a rendermene conto, ma la botta è stata difficile. Che poi: non è che non siamo fatti per essere soli – è che la società non vuole che sia così. E non che questa presunta società si appresti ad aiutarci nei momenti di solitudine! Si soffre da soli, si vive da soli e veniamo derisi dal gruppo.

Mi sono seduto a mangiare nel ristorante cinese più rapido della Brianza. Da solo. Solitamente scelgo il tavolo nell’angolo, lontano dalle famiglie che passeggiano e dagli innamorati che litigano su dove sedersi a mangiare. Solitamente scelgo quel tavolo per poter controllare la situazione: è una strana abitudine, ma anche con gli amici mi capita di farlo.

Ma ieri era occupato. E la cameriera me ne ha indicato un altro, col suo modo di fare distratto di una che è abituata a concludere una cena in meno di trenta minuti, e mi sono bloccato un attimo. Sedersi al centro del locale? Per quanto fosse vuoto non mi pareva una cosa facile. Magari ad aspettare avrei avuto più fortuna…

Niente. Il posto non si poteva cambiare. E la cameriera si aspettava già un mio ordine – l’ho detto prima: è rapido! – e ho dovuto dedicare del tempo ad almeno leggere il menù, sedendomi sfinito e lasciando andare il resto.

La cena è durata circa quindici minuti e forse è stata la fretta a non farmici pensare. Eppure un minimo bruciava la sensazione di giudizio che arriva dagli altri, mentre addentavo da solo l’involtino e le signore del tavolo di fianco si raccontavano le ultime vicende delle proprie rispettive famiglie. Mi sono alzato, ho pagato e me ne sono andato, per la mia strada.

Ma poi la bestia si è risvegliata guaendo.

A volte dovrei bloccare la voce degli altri, ma sono troppo curioso: dovrò fare molto esercizio prima di ottenere dei risultati. E così ho sentito delle risate: nella mente di certa gente, l’essere da soli è impossibile, triste e totalmente sfigato.

Nel 2014, mentre si cerca di parlare di indipendenza, di giovani che cambiano il mondo, di vite straordinarie, ancora si ride delle persone sole.

Ha detto che viaggia da sola, ovviamente. Che sfigata che è! Andrà in viaggio cercandosi qualche gigolò! Poverina!

Se avessi sentito queste parole da una ragazzina delle superiori non avrei fatto una piega: è l’età, è l’esperienza e l’ambiente dove si trovano – è il concetto di classe soprattutto. Ma no: un uomo. Fatto. Barbuto, grosso, quasi in carriera. Uno cresciuto.

Io non ci credo in questa esagerata stupidità delle persone. La prendo come una boutade: una cosa detta per riempire l’ennesimo vuoto conversazionale e accanirsi contro il nemico. Eppure andando a scavare è solitamente la verità incontrollata che viene a galla.

Mi chiedo: di cosa avete paura? Della solitudine? Venite a provarla: non è così spaventosa. Certo, bisogna abituarsi, ma non è la bestia nera che tutti pensano.

Altra domanda: avete davvero bisogno di tutta la retorica e il finto interesse da parte degli altri? Non sapete validare da soli le vostre capacità?

Ho lasciato perdere. Non mi sono scaldato, per una volta. Ho soprasseduto. Mi sono solo sentito triste – tanto triste. Mi solo sentito triste perché per l’ennesima volta mi sono sentito di dover giustificare me stesso, di dover giustificare tutti i pranzi in treno o per strada, tutte le volte che sono andato in vacanza da solo, tutte le volte che sono tornato a casa e l’unica cosa ad attendermi era il silenzio.

Purtroppo fa male. Ma sento di essermi risparmiato discussioni con uomini avuti solo per non stare da soli, di non aver mai illuso qualcuno, di non averlo mai minacciato e sottomesso. E un po’ sento anche di non aver mai compromesso quello in cui credo. Ma ne vale la pena?

Purtroppo fa male.

One thought on “Elogio della solitudine.

  1. Ciao Matt,
    sono d’accordo con te su tutto quello che hai scritto, ma non è così ovunque, per esempio in Germania è normalissimo andare da soli al ristorante, bar ecc.

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