La fine (che non sarà una fine).

lafine“Arriverà la fine, ma non sarà la fine.” È una frase in cui credo molto – e purtroppo non è un’invenzione mia: è di Nesli, poi passata a Tiziano Ferro – ed è il leit motiv di questo mio nuovo libro. E così sono tre.

La Fine. nasceva in una maniera differente: doveva essere un racconto ironico, quasi divertente, ma ha preso una piega completamente diversa. Potevamo essere qui a parlare di un testo di ricoverati che si raccontano le loro vite e ripercorrono dei momenti divertenti, ma non è così.

La fine. è la storia di Patrick Branigan, trentenne scrittore americano, giovane e promettente (e tutti quegli aggettivi che la gente ama usare per descrivere e fare complimenti) che si sveglia un pomeriggio, a casa sua, tra uomini nudi, gente ubriaca e la devastazione. E capisce di aver esagerato e decide di internarsi, di chiudersi in una clinica per disintossicarsi.

È tutto un pretesto – qui parlo da autore. Non è che io fossi realmente interessato al rehab in sé, né alle tecniche che vengono utilizzate. Era tutto un pretesto per narrare una storia, per raccontare la vita di qualcuno e, soprattutto, il dolore che c’è stato.

Dopotutto, visto il titolo, non si può far altro che parlare di dolore, giusto? Ed è quello che ci cambia, è la morte improvvisa di chi ci sta vicino, sono gli altri che si stanno approfittando di noi, è la creatività che se ne va, è lasciare le nostre radici.

E Patrick cambia costa, perde persone importanti, vive degli addii e inizia a cercare una via alternativa per non provare più male – ma la via per lui più adatta è la più sbagliata, che lo porta in una clinica di riabilitazione.

Ma per noi che siamo dall’altra parte della storia – nella vita reale – è il pretesto perfetto per leggere una biografia di qualcuno che ha inseguito il suo sogno, per poi trovarlo pieno di cose tossiche, cadere sotto il peso della vita per voler cercare di rialzarsi ripulendosi da tutto.

Come al solito, il libro è disponibile su Amazon (e a breve in PDF sul blog!)

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