Buon Natale.

Non c’è neve, né troppo freddo per questo Natale. Forse non c’è stata nemmeno per gli ultimi anni, ma c’è qualcosa in meno, quindi diamo la colpa al tempo: guardando fuori dalla finestra sembra autunno inoltrato, tanta pioggia, pochi cristalli.

C’è molto dolore, bisogna dirlo. C’è tanto dolore, così tanto che le vetrine sembrano buffe, così addobbate a festa, e le luminarie: chissà perché le hanno messe così presto. Eppure domani è Natale.

Se potessi credere nei segni (potessi, non volessi. Perché ci voglio credere, ma non sarà così) io due regali li ho già trovati in giro per la città, in incontri casuali e momenti spensierati.

Se potessi credere nei segni mi sentirei meno solo, più fortunato. Eppure tornando a casa l’unica cosa a cui riesco a pensare è pulire casa e riordinare, che domani c’è l’ispezione dei miei genitori, che poi è anche Natale a pensarci – in effetti ho un albero di plastica completamente decorato in mezzo al salotto.

A volte le opportunità bisogna prenderle al volo, bisogna sfruttare il momento, creare la scena, creare la situazione. Anche se poi potrebbe portare molta più delusione di quanta già se ne ha.

Il peggiore gioco è quello dell’amore e delle relazioni. Bisogna che l’incontro sia fortuito – e in parte lo è stato – e che non ci siano reazioni sconsiderate. Deve essere tutto così casuale: sì, non ti ho visto, scusami, ma sto tornando a casa. Ah anche tu? Beh, bene.

«Buon Natale.»

Fosse così semplice – servisse così poco a passare un buon Natale. Anche perché prima provi un attimo di gioia, un saltello, poi scendi nelle profondità della città e ti accorgi che due fermate e tornerai alla tua vita di sempre e quindi non è che sia successo chissà cosa.

Poi scendi più in fondo e ti schiaffeggi forte: torna alla realtà, non è nessun segno, è solo un incontro fortuito che non si ripeterà mai più. L’hai anche detto “ci sentiamo” e sembrava stessi dicendo una blasfemia.

E domani è Natale. Eppure non sembra, perché forse ormai siamo tutti abituati all’esposizione esagerata al rosso, alla neve, alle scene felici, ai regali, alla cioccolata calda con gli amici, allo scambio di regali, alla voglia di rivedere i parenti, ma poi litigarci.

E appena c’è un minimo di crisi, appena c’è un minimo di instabilità, lo senti subito. E quindi domani è il giorno dell’ispezione: dimostra di essere il figlio più bravo, il più indipendente. E buon Natale.