Tutto passa.

Sto girando intorno a quello che voglio dire da qualche ora. Non perché possa offendere qualcuno, ma giusto perché non riesco a trovare le parole per nulla, ultimamente. Volevo trovare un argomento serio di cui parlare, un libro, un CD, un qualcosa per dare un senso a questo blog e non trasformarlo in un cestino di tutti i fazzoletti usati per pulirsi le lacrime.

Non è una giornata per essere felici, come tante altre ce ne sono state negli ultimi tempi. Eppure, dicono, tutto passa. E forse questo è il peggio dei sentimenti e dei momenti: tutto passa, quindi è così inutile provare dolore, che tanto passerà. Ed è anche inutile essere felici – tanto passerà.

Non riesco nemmeno più a credere nel dolore creativo. È di ieri (e ringrazio le colleghe per averlo condiviso) un articolo di Annamaria Testa sulla creatività come sfogo per la sofferenza. Che conferma comunque la mia teoria su alcune nazioni e le loro capacità sorprendenti nelle produzioni musicali (sto parlando di Bosnia Erzegovina all’Eurovision, so che può sembrare un argomento strambo, ma così è).

E forse con questo fatto che tutto passa, noi narratori non riusciamo realmente a raccontare il dolore. Perché ce lo dimentichiamo, perché vogliamo dimenticarcelo, e quindi i personaggi troppe volte sono maturi abbastanza per stare a testa alta e continuare sulla loro strada, che ci sono sempre nuove opportunità da assaporare, nuove strade da percorrere.

Ma non è vero, è tutta una balla per sembrare seri, perché i lettori simpatizzano con questi personaggi forti e un po’ schifano quei poveretti che si lasciano travolgere dalle situazioni senza riuscire a rispondere. Dalla letteratura classica al peggio romanzo rosa, ci sono sempre gli eroi. I protagonisti sono eroi. Alla fine hanno imparato qualcosa, ma non è così semplice imparare.

Non è semplice imparare perché non esistono manuali. Anche perché tutto passa, quindi non si può fermare su carta. E poi anche perché siamo testardi e non riusciamo ad imparare dagli altri, perché non crediamo che le loro esperienze siano rilevanti per noi.

Ma tutto passa, no? E passerà anche questo momento, allora. Senza importanza, di nuovo.