Ieri mi sono alzato tardi.

Ad un certo punto ho aperto WordPress per scrivere qualcosa sulla giornata di ieri e mi sono reso conto che questo sarà il 100° post di questo blog. Potrei anche festeggiare, ma sono abbastanza sicuro di non potermelo permettere – ne riparleremo quando i lettori di questi testi diventeranno molti di più, magari.

In ogni caso, ieri mi sono alzato tardi. Alzarsi tardi per me vuol dire aver sacrificato la giornata: non succederà più nulla, mi ripeto, e mi metto a pulire casa con un disinteresse generale. Il bisogno di dormire era tanto e avevo addosso un po’ di rilassatezza proveniente da un ferragosto via e un venerdì di lavoro a casa.

Mi sono alzato tardi e mi sono rigirato nel letto, sentendo il rumore ritmico, profondo e ferroso dei treni in arrivo in stazione: da quanta poca gente c’è, non ha nemmeno fischiato e le macchine in coda al passaggio a livello erano poche e silenziose.

Continuando a rigirarmi ho controllato il cellulare. Solitamente è la prima cosa che faccio, come un vizio: appena sveglio apro le app social e controllo i messaggi ricevuti, poi vado a fare colazione. Ho deciso di smettere perché non sento sia così fruttuoso iniziare la giornata leggendo le lamentele di chi ha tutto, ma non vuole dimostrarlo o di chi ha poca personalità, ma deve mostrarsi personaggio.

C’era qualche notifica e un invito a fare un giro, ma non mi sentivo in forma – ultimamente vorrei evitare chiunque, vorrei chiudermi in un silenzio fatto di autoriflessione e lezioni da imparare -, ma un’ora e mezza dopo mi sono comunque ritrovato sull’Adda.

foto 2È da più di un anno che vivo vicino a questo fiume e non sono mai sceso (se non una sera): da un lato l’aver sempre troppo da fare, dall’altro il non conoscere la via mi hanno sempre trattenuto qui in alto, ma questa mattina mi hanno detto “andiamo a fare un giro veloce, ci sono dei bei posti!” e siamo andati.

Il fiume è percorribile da Trezzo sull’Adda fino a Brivio. Tutto il percorso è di competenza del Parco Adda Nord: la prima cosa che vorrei fare, parlando di questo percorso, è iniziare con i complimenti ai comuni che gestiscono questa tratta di fiume. Il percorso è molto ben tenuto e più volte ho letto dell’importanza che ha l’Adda e il parco intorno ad esso per le giunte comunali. Abbiamo incontrato tantissima gente, per essere un sabato pomeriggio di un ponte festivo di ferragosto, ma il verde era davvero verde e camminare era un piacere.

Ci siamo seduti in due piccole spiagge sul fiume. È abbastanza pericoloso nuotare in queste zone, per via delle chiuse e dei dislivelli del fiume, ma ci sono degli spiazzi dove l’acqua non segue la corrente dove è possibile fare un po’ di bagno e rilassarsi. Una di queste zone è il punto di ritrovo per gli amanti del naturismo – solo gay – e devo dire che è stato un ambiente piacevole, per quanto io e il mio amico eravamo seduti sotto gli alberi completamente vestiti, non interessati a fare il bagno.

foto 3-1Ho letto abbastanza volte che l’idea di naturismo è cercare un contatto con la natura. Ho fatto qualche ricerca e ho scoperto che i club naturisti chiamano quelli in costume “i tessili”, che è anche un termine che pare anche un po’ divertente, se a volte non venisse usato in maniera dispregiativa dai primi. In ogni caso sull’Adda era un misto di naturisti e tessili – e per quanto la situazione a molti possa sembrare imbarazzante, quello che mi pareva di provare e sentire nell’aria era solo un senso di libertà senza giudizio. Si parlava, si faceva il bagno, si prendeva il sole, senza giudicare il corpo altrui o la presenza o meno di un costume.

Per evitare di infastidire le persone (il cane del mio amico è molto tranquillo, ma si sa mai cosa potrebbe combinare alla presenza di altri cani), ci siamo spostati su un’altra spiaggia. Vuota, nel completo silenzio, con solo il rumore dell’acqua che scorreva forte. L’intensità dell’azzurro era spaventosa, il verde della vegetazione circostante era così pieno da dare uno strano senso di protezione.

Era da tanto che non mi perdevo nella natura. Forse, addirittura, da quasi cinque anni: fermarsi per un attimo, chiudere gli occhi e solo respirare.