Le ore – Michael Cunningham

00002431Ci sono libri che ci lasciano qualcosa e diventano parte del nostro bagaglio culturale. Poi c’è un libro che ci dà tutto e fa scoppiare in noi una rivoluzione. Per i più credenti potrebbe essere la Bibbia – anche se sono sempre più deluso dalle nuove generazioni di ignoranti che non hanno idea di cosa ci sia scritto nel testo sacro. Per altri potrebbe essere un libro di saggistica, per alcuni un testo di narrativa.

Nel mio caso c’è stato Le Ore di Michael Cunningham. “Ah sì! Quello con il film dove la Kidman fa la Woolf!”, sì, quello, come mi chiedete ogni volta. Comunque non dimenticatevi Meryl Streep e Julianne Moore che sono bravissime pure loro!

In ogni caso, Le ore è un libro triplo. Tre storie in tre differenti epoche, ma tutte connesse tra di loro. Ci sono tre donne (avrete capito dalle attrici nominate) che vivono la propria vita in una silenziosa disperazione: per qualcuno è una malattia mentale, per un’altra è depressione, per l’ultima è apprensione per i propri cari. Qualcosa le lega – ed è un libro.

Un libro uscito nel 1925, scritto da una delle tre protagoniste: Mrs Dalloway di Virginia Woolf – un libro che mi è diventato caro subito dopo la lettura di Cunningham.

Le tre storie si snodano intorno a questo libro: Cunningham racconta della Woolf proprio durante la stesura del testo, la signora Brown – seconda protagonista, seconda storia ambientata negli anni ’40 – si alza una mattina leggendo il libro e Clarissa, una newyorkese lesbica degli anni ’90, è inconsapevole di essere la signora Dalloway.

È un libro che ha tanto su cui pensare: prima di tutto la realtà gay attraverso gli anni. Le donne non possono provare attrazione per le donne, ma ormai siamo vicini allo sdoganamento, tanto che Clarissa vive con una compagna e una figlia. Poi arrivano i problemi mentali e le malattie fisiche e come vengono percepiti dalla società: la paura di parlare della propria depressione, lo scrivere della Woolf mentre si ripete “no, questa cosa la scriverebbe solo una persona fuori di testa”, la malattia fisica che ci fa vergognare di noi stessi.

E poi c’è quello che a me ha sempre fatto infervorare: l’importanza frivola dell’immagine. È che a me questa cosa fa un attimo impazzire: la continua ricerca dell’immagine perfetta, il nascondere la realtà per raccontarci e raccontare agli altri cose non vere… prendete il testo Mrs Dalloway: Clarissa è contenta di organizzare una festa, ma ha dei turbamenti e dei pensieri che la infastidiscono circa un personaggio che non è suo marito. E dall’altra parte Septimus che vive in uno stato di disillusione, lontano dalla realtà a causa della guerra (e la guerra entrerà anche nella testa della Woolf, quando deciderà di suicidarsi).

Ringrazio il cielo di aver conosciuto questo libro casualmente: avevo chiesto un altro testo dello stesso autore in biblioteca e mi era stato dato questo per sbaglio. Se potessi riassumere velocemente il libro, comunque, farei così: accetta la tua condizione, non nasconderti, perché nascondersi è faticoso. E le ore non finiscono: dopo un’ora ce n’è un’altra, un’altra e un’altra ancora.

Quindi cosa aspetti a liberarti dal male che sta creando intorno a te?