I luoghi della memoria.

I luoghi della memoria sono uno degli argomenti più dibattuti degli studi culturali e della cultura visuale. Sono luoghi dove andiamo per ricordarci di cose che il più delle volte non abbiamo vissuto e ci sono due correnti di pensiero circa il loro mantenimento: ricostruire e completare monumentalmente oppure mantenere così.

È una discussione che va avanti negli anni, soprattutto per quanto riguarda quei luoghi non del tutto devastati, ma semplicemente diroccati: è meglio ricostruire e portare allo splendore, lasciando una semplice placca, o è meglio mostrare la devastazione come certificato di autenticità?

La discussione non è mai arrivata ad un dunque: non abbiamo ancora regole decisionali, non abbiamo un procedimento da seguire, quindi ci rimettiamo ai nostri governi, ai nostri supervisori, ai soprintendenti alle arti e ai beni culturali.

È abbastanza logico non trovare una risposta. Nessuna situazione è simile e il modo di vedere le cose, gli interessi della popolazione e anche le mode architettoniche sono differenti. Da una parte è per questo che ogni ricostruzione viene preceduta da una ricerca di proposte, idee e preventivi tra la popolazione: che cosa fare quando un palazzo viene distrutto dalla guerra – e con sé porta via diverse persone? Lo si ricostruisce come prima o si cancella la sua forma e si ricostruisce un monumento alla memoria?

Una cosa che le persone devono tenere presente è quale messaggio si vuole mandare quando si ricostruisce. Noi europei siamo molto nostalgici e a volte non ricostruiamo. Mettiamo semplicemente una placca e diciamo: guardate qui e immaginate. Non ricostruiamo perché ha perso l’aura di originalità e lo sappiamo. Dall’altra parte dell’oceano, invece, gli americani ricostruiscono senza pensarci due volte: è una diversità culturale, alla fine. Loro sono più per dimostrare di riuscire a rialzarsi, il dimostrare di essere ancora più forti, più decisi – noi europei incolpiamo più gli altri delle barbarie e aspettiamo che qualcuno se ne accorga e si accodi alle nostre denunzie.

I luoghi della memoria si portano molte problematiche: visite del pubblico curioso o morboso, riti e cerimonie di anniversari e simili, associazioni di vittime, parenti e altro… sono luoghi che finiscono per vivere nella speculazione o nel dimenticatoio. Che vengono reinterpretati in maniera poco dignitosa per il ricordo oppure vengono esageratamente osannati.

I peggiori luoghi della memoria, però, non sono quelli della guerra e della devastazione. Non sono quelli che la memoria collettiva ha designato come luoghi del dolore.

Probabilmente i peggiori luoghi della memoria sono quelli della nostra memoria. Sono unici, sono nostri, ma ognuno di noi li ha. Sono sempre differenti e poche volte si sovrappongono, eppure ci sono. A volte sembrano scialpi, sciapi e senza poesia. Eppure ci sono e non possiamo far altro che accettarli ogni volta che ci passiamo davanti. Senza gloria e senza infamia.