Inferno – Dan Brown

inferno-dan-brownDevo ammetterlo. Volevo leggere Inferno perché avevo la sensazione ci avrei potuto tirare fuori un post di critiche. Di Dan Brown avevo già letto “Il codice da Vinci”, “Angeli e Demoni” e “La verità nel ghiaccio” durante la mia tormentata adolescenza. Eravamo un gruppo di interessati ai misteri del mondo e i testi di Dan Brown erano pieni di riferimenti che diventavano il punto di partenza per uno studio approfondito di leggende irrisolte – prima o poi partiremo davvero per cercare il Graal, ma sarà un’altra storia divertente da raccontare. Comunque: il libro che ho preferito di Brown era  “La verità nel ghiaccio”: un thriller, senza riferimenti artistici o cosa. Un thriller politico e criminale, come dev’essere.

In quel libro avevo apprezzato abbastanza l’intrigo che creava la storia, così ho sperato che almeno quella parte del nuovo libro di Brown fosse particolarmente interessante. Dall’altra parte non mi sono nemmeno informato sulla storia: speravo un po’ di trovare gli stessi misteri che si leggevano nei primi libri, magari la leggenda di Dante che con la Divina Commedia, in realtà, descrive un viaggio in Islanda – invece.

(Stanno per arrivare spoiler vari, vi avviso)

Invece Inferno è una pataccata di 522 pagine che da pagina 350 fino alla fine ti fa pensare “ma perché ho buttato tutto questo tempo a leggerlo?”. Da un lato c’è un serio problema a livello di iconografia. Lucifero dipinto come demone a tre bocche che mangia tre uomini NON È l’immagine della peste nera medioevale, come scrive ad un certo punto. È l’immagine di Lucifero nell’inferno dantesco. Poi: in Italia non si può fumare negli spazi comuni da quante decine d’anni? Ecco, secondo l’autore, l’odore tipico degli ascensori in Italia è di sigarette. E soprattutto: se il protagonista tiene corsi semestrali sull’iconografia in Dante e sull’intera Divina Commedia, com’è che non sa nulla sul testo e non ricorda nemmeno a spanne cosa succede? Capisco io che ho fatto uno studio molto generale, alle superiori, di Dante, ma se il professore in questione ne è esperto, forse dovrebbe almeno sapere cosa accade.

Ma no, Robert Langdon torna a correre da una parte all’altra di Firenze per poi andare a Venezia e a Istanbul. Sarebbe anche carina come idea, non fosse che da pagina 350 iniziano i cosiddetti plot twist che rovinano tutto. Ovvero: a me sta anche bene che le cose non debbano essere come sembrano, ma i nemici ad un certo punto si uniscono e diventano amici, la compagna di viaggio diventa nemica, poi ritorna amica e si scopre che per tutto il tempo tutte le persone lottavano per la pace nel mondo, tranne il cattivo morto, che ha lasciato indizi qui e là, ma in realtà non erano indizi ed era già tutto finito. E il nemico alla fine è diventato nemico per colpa degli amici e quindi via, non era malaccio nemmeno lui.

Altre due cose mi hanno dato seriamente fastidio: il primo è quello che nei film si chiama McGuffin. Hitchcock diede la definizione di ciò: è una scusa, un oggetto che non deve interessare allo spettatore, ma serve per tracciare la storia. Il McGuffin deve dare l’inizio o la struttura, ma è tutto. Invece nel libro c’è un oggetto importante che viene cercato fino alla fine e poi non ce ne si interessa più. I lettori ringraziano.

La seconda è il buonismo: alla fine del libro sono tutti amici. Ok, non ho problemi con i finali sorridenti, ma così è un po’ troppo: Langdon limona di nuovo, tutto va benissimo, si amano tutti, la pace nel mondo è stata ristabilita e nemmeno un Harmony è così melenso. La mia domanda è: se tutti gli altri libri sono stati passati attraverso diverse fase di editing, questo perché è stato lasciato così (con, per altro, diversi errori nell’edizione italiana)? Perché Dan Brown è famoso e quindi avrebbe comunque portato soldi? Ottima motivazione.

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