Tornare a casa.

A volte mi sembra di essere vissuto in un mondo senza tempo.

 

Girare per la cucina di casa dei miei genitori mi fa uno strano effetto. Non ci sono più le cose che c’erano una volta e alcune hanno cambiato posto. Dopotutto chi mangiava certe cose ero io e nessun altro, quindi ora certe cose si trovano nella mia dispensa, a venti chilometri da qui.

Girare per queste stanze mi fa sentire un po’ come se stessi in un ostello o in una famiglia per le vacanze: camera mia è diventata una stireria professionale, i poster non sono ancora stati tolti, ma mia madre mi ha già chiesto se può eliminarne qualcuno.

Sono qui solo per oggi: anche se ufficialmente sarebbe domani, il mio vecchio comune di residenza ha dichiarato per oggi Santa Caterina e la sua fiera. Quindi abbiamo deciso di andare a fare un giro e perderci tra le bancarelle di dolci e altre cose, perché oggi è il primo giorno del periodo natalizio, anche se non sembra.

Fa strano tornare qui: entrando in casa ho incontrato il mio vicino di casa e un suo amico. La ragazza che c’era con loro doveva essere la fidanzata dell’amico, aveva una macchina targata Como e io ho pensato solamente che le cose cambiano, quando vai via. E non ti aspettano mai.

Così mi ritrovo a scrivere dal mio vecchio letto, quello che reputavo il mio rifugio, e non lo riconosco più: mi sembra solamente un materasso su cui mia madre appoggia i lavori di casa.

Tornare a casa non è mai facile. Soprattutto se non la si riesce più a chiamare casa.

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