Fotografie della tua assenza.

Mia sorella ha fatto un acquisto che non ci si aspettava. Nel senso che ero scettico – lo era anche mia madre – e invece si è rivelato ottimo.

Stanca di mantenere tanti di quei ricordi su diapositiva, ha comprato lo scanner per trasferirli in digitale: visti i primi risultati, ho cambiato idea e ora lo trovo interessantissimo.

A me le fotografie, solitamente, non interessano molto, anzi. Quando posso evito di tenerle; ne ho poche mie (e molte volte brutte), tante dei miei viaggi e ora ho questa. E soprattutto: non pensavo di riuscire a mettere una foto vecchia vent’anni come sfondo del cellulare.

Natale 1990. Mio nonno in un maglione nero – che, se non ricordo male, non è stato mai buttato fino ai suoi ultimi giorni – e un cosino in tutina bianca in mano. Anche questa foto fa notare come da piccolo fossi biondo.

Come tutte le fotografie di Natale, prima di confermare che fosse il 1990 abbiamo dovuto guardare tutte quelle intorno e cercare di capire se fossi davvero io o mio cugino – a questo turno sono io, che botta di fortuna!

La casa è quella: le pareti sono bianche, perché una volta non avevamo voglia di scegliere qualche colore. Il ficus non era ancora stato comprato, le tende erano ancora quelle bianche e in basso a sinistra si scorge il presepe di quel Natale: ricordo minimamente la finto stella che ha guidato i magi, perché l’abbiamo usata anche anni e anni dopo, dimenticherei volentieri le lampade che stanno in soggiorno.

Però poi guardo mio nonno.

Il motivo che mi ha fatto mettere la foto come sfondo del cellulare è proprio l’espressione che ha: mi sta tenendo in braccio e sorride non forzatamente.

Mio nonno pensava molto, era sempre molto sobrio e pacato e non sorrideva a vanvera. L’ho visto esprimere poche volte le sue emozioni, perché non ha mai voluto dare fastidio. E ritrovare questa fotografia è stato come ricongiungersi col passato. Ogni tanto tocco il cellulare per far riapparire la fotografia, mi tranquillizza.

E sempre di più vorrei che non se ne fosse andato anche lui, almeno da farlo sorridere di nuovo con le mie storie.

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